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I personaggi che si aggirano per la Torino zombificata

ALBYEdit

Se l'Apocalisse Zombie si fa veramente a Torino, ragazzi, io voglio fare un cazzo di barbone!

Sono originale come un grissino nella nutella, però v'inculerò tutti coi miei cartoni Barilla!

ALEEdit

Ok, siccome ho sempre fatto personaggi neutrali nelle campagne, sarebbe anche ora di farne uno onesto, possibilmente con del buonsenso, e con sani e buoni principi.

...Ma non questa volta!

No.

Il mio personaggio, allo scoppio dell'epidemia, avrà poco più di 27 anni. Sarà uno sbandato, un elitario del cazzo antidemocratico mezzo razzista che promuove solo la prevalenza del più forte. Irascibile ma calcolatore, essendo cresciuto nei quartieri più sporchi e degradati di Torino, si è dovuto adattare.

Tuttavia non è affatto un delinquente, direi piuttosto un antipatico pezzo di merda, con uno strano senso dell'umorismo, e con un codice d'onore personale che rispetta (!).

Appassionato di donne, alcol, metal e motori, lavora sottopagato come assistente in un'officina in fallimento. Possiede una motocicletta, e gira quasi sempre armato (di un coltello, per autodifesa).

Il primo incontro con un cervello molle avviene nell'officina mentre la sta per chiudere. Si chiude dentro e cerca di radunare quanti più attrezzi può, fa il pieno alla motocicletta, e aspetta la luce del giorno per dare un'occhiata fuori, pronto per partire

Possibili capacità personali/utili al gruppo:

- "conoscenza da strada"

- scassinare

- armi contundenti

- guidare motocicli

- riparazione equipaggiamento/veicoli

sergente Emilio Russo(DUG)Edit

ho deciso che durante l'apocalisse zombie non avrò voglia di perdere tempo ad addestrarmi con le armi. Quindi sarò un sergente delle teste di cuoio. Abbandona la polizia quando il suo comandante decide di isolare le centrali di polizia per mantenere la maggior parte dei poliziotti vivi, ma abbandonando tutti gli altri. Con un piccolo gruppo decide di andarsene, portando con sè rifornimenti e armi. Durante la fuga, però rimane l'unico superstite della sua squadra e dei pochi che avevano deciso di andare con lui. Ora è armato solo con la sua pistola, perchè durante la fuga la polizia oltre ad abbattere i suoi commilitoni si è anche ripresa le scorte sottratte

  • Corpo a corpo
  • Coltello
  • Armi da Fuoco

Boris Rosset (Enrico)Edit

Anche se non so ancora cosa abbia in mente il master per le prime ore dell'apocalisse. Il mio personaggio sarà un falegname appassionato di caccia, e fa' il suo primo incontro con la morte barcollante mentre è intento a tagliare della legna. Non è un eroe, non è un poliziotto, un genio o cose del genere. E' semplicemente un uomo che ha avuto la fortuna di non incontrare troppi zombie disarmato, e ora èbarricato in casa con una carabina e una ventina di proiettili, e osserva inorridito quello che sta succedendo, senza sapere a chi rivolgersi. Spero che piaccia come concept :D

Boris Rosset nasce 40 anni fa', e viene cresciuto su una solida base di ideali sovietici, socialisti e comunisti( tramandati dal nonno paterno, minatore a Verres ed ex comandante della brigata Garibaldi) e cattolici-superstiziosi di sana natura montagnina . La gioventù passa tranquilla, il padre è il primo ad insegnargli a cacciare e a portarlo in lunghe passeggiate in montagna. Dopo il conseguimento del diploma tecnico si trasferisce a Torino, con l'intento di studiare Storia contemporanea, per preparare la rivoluzione. In questa ottica, inizia a frequentare i vari centri sociali di Torino, con i quali si trova spesso coinvolto in scontri con la polizia e dove inizia a imparare a tirare di boxe. Svolge regolarmente il servizio militare, con la convinzione che riceverà conoscenze utili per una sollevazione proletaria. Poco a poco, con la dissoluzione dell'URSS e l'abbattimento del muro, si rende conto di come tutte le sue idee e tutte le sue speranze di rivoluzione appartengano al passato, e abbiano soprattutto generato sofferenza, così come si rende conto che quelli che ancora chiama compagni sono in realtà più interessati a fingersi rivoluzionari che a impegnarsi davvero contro le storture della società. Lascia così quella sua parte della vita, abbandona l'università dopo circa due anni e, trovato un lavoro da carpentiere inizia la sua nuova vita. E poi avviene l'outbreak, una decina d'anni dopo

  • Armi da Caccia
  • Sopravvivenza
  • Carpenteria

MOSEEdit

Era in ospedale quando un' ambulanza portò uno strano individuo affetto da quella che ad un primo momento sembrava necrosi cutanea. Il paziente era violento e con una notevole forza malgrado le condizioni e la struttura fisica. Durante i suoi raptus aggressivi notai che cercava di mordere chiunque gli si parasse davanti. A nulla servirono calmanti e sedativi mentre alcuni uomini della sicurezza riuscirono a legare il malato al letto, riportando morsi, graffi e contusioni. A discapito delle preoccupanti condizioni il paziente non mostrava segni di peggioramento o sofferenza, tanto che molti miei colloghi si chiesero se fosse tutto uno scherzo di cattivo gusto quando le analisi del sangue rivelarono che il paziente (d'ora in avanti chiamato N° 0) era effettivamente morto. La cosa lascio tutti di sasso credendo che neanche nel terzo mondo un laboratorio medico poteva "sbagliare" un test in tale modo. Tuttavia sia polso che respiro non c'erano. La situazione era assurda ... era morto, almeno clinicamente, ma vivo fisicamente. Eravamo sicuri che fosse la più strana e inquitante scoperta in ambito medico e scientifico ... se non fosse stato per cio che successe dopo.

Quegli uomini della sicurezza che erano stati feriti e a diretto contatto con N° 0 cominciarono a manifestare sintomi simili a quelli del "morto": necrosi su alcune parti del corpo (in particolare volto e addome), irrequietezza, ansia, e in particolare quella volontà di aggredire ogni persona a loro vicina. Vennero prontamente isolati e sottoposti ad accertamenti medici. Ma la cosa era ormai sfuggita al controllo.

Velocementi molti altri degenti e visitatori, ma anche alcuni medici, manifestarono gli stessi sintomi. Da quanto ne sapevo erano circa 68 e occupavano l'intero reparto di terapia intensiva e il pronto soccorso.

Allertammo il centro malattie infettive a dichiarammo l'insorgere di un nuovo virus dall'incredibile velocità di trasmissione (ancora non conoscevamo il veicolo di trasmissione) Quando al pronto soccorso arrivarono decine e decine di feriti contusi molti erano trasportati da amici o famigliari, ma soprattutto tutti erano in preda al panico. Non riuscimmo a contenerli e dilagarono in tutto l'ospedale rompendo il cordone di sicurezza che eravamo riusciti a creare... Fu il caos vedevo amici e colleghi "ammalarsi" (trasformarsi) davanti ai miei occhi. Mi rinchiusi nel deposito aspettando il momento buono per uscire.

Stando li dentro ebbi modo di osservare L'evolversi della "malattia".

Era orrendo...

Mi ricordava Dracula di Bram Stoker dove i morti tornavano a camminare sulla terra in cerca di cibo per continuare nella loro non-vita.

E in effetti era propio così. Mi accorsi come gli "infetti" non aggredivano mai un altro infetto ma cercavano sempre i sani o i morti (non tutti sopravvivevano abbastanza a lungo per diventare come loro).

Decisi che era ora di scappare da quella che era sempre più una trappola per me. Grazie ai vari elementi chimici presenti nel deposito tra acidi, ossigeno puro e altro riuscii a fermare quelli che il mio cervello cercava a fatica di non chiamare zombie.


TUFAEdit

Per la campagna apocalittica ecco il mio personaggio: sono un giovane di buona famiglia, cresciuto nella Torino bene con sani principi antisemiti inculcati da mio nonno, ex agente della Gestapo fuggito ai vari processi contro nazisti e affini alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Grazie alla mia mente brillante e ai soldi di papino, che lavora culo e camicia con l'FBI per la sperimentazione di nuove armi, sono diventato un luminare di biomeccatronica, riuscendo a costruire protesi artificiali funzionanti anche con materiali di scarto e poco più di mezz'ora a disposizione. Per non farmi mancare proprio nulla, ho anche buone conoscenze in ingegneria genetica e di come sparare in testa a qualcuno senza troppi problemi (cosa che ho fatto diverse volte nei miei viaggi fra Italia, Messico e California).

All'inizio della partita sono a Porta Susa, aspettando un treno per Milano. Solo che, quando il treno si ferma davanti a me, sbuffando e sferragliando come un animale metallico ferito, ecco uscire dalle porte un'orda di esseri da film horror, esseri che non si fanno scrupoli di aggredire la gente sulla banchina con la furia di belve. Per fortuna, essendo vicino alle scale e avendo visto di peggio nei miei esperimenti (illegali e non), non rimango paralizzato dal terrore e corro su per le scale.....

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